Registrata riduzione inquinamento in Lombardia.


In questo periodo di stallo, in cui la preoccupazione si può persino toccare con mano, mi sono chiesto come stesse migliorando la qualità dell’aria.

L’emergenza sanitaria che ha fatto diventare la Lombardia Zona Arancio, ha visto come suo problema un virus che crea complicanza al livello polmonare, quindi difficoltà respiratorie.

Ecco perchè ho ricercato, studiato e riportato dati che, in questi momenti, vorremmo sentirci comunicare.

Vorremmo sentire notizie anche rassicuranti se ci sono. Notizie rassicuranti che possono aiutare anche persone anziane già con complicazioni generiche fisiche.

*Tutti i dati sono stati tratti dalle fonti sotto elencate.


Da un’analisi della qualità dell’aria fatta dal Comune di Brescia ho potuto notare come le rilevazioni di PM10 siano drasticamente diminuite. Nel mese di Gennaio notiamo un picco massimo di 106 mentre il picco massimo di Marzo è di 28 massimo.


Registrata una riduzione dell’inquinamento in Cina e Lombardia ‘grazie’ al Coronavirus?

Ha fatto scalpore la notizia riportata dai maggiori quotidiani italiani secondo cui la NASA avrebbe registrato un’importante riduzione dell’inquinamento in Cina. Proprio in concomitanza con la massima espansione del Coronavirus.

In particolare le mappe dell’agenzia spaziale americana mostrerebbero un significativo calo dei livelli di biossido di azoto (NO2) nell’atmosfera. Dovuto probabilmente sia alla diminuzione delle attività nelle fabbriche cinesi che alla minor circolazione dei veicoli a motore. Calo concentrato nella regione di Wuhan, epicentro dell’epidemia, e successivamente estesosi a tutto il Paese.

La coincidenza temporale non sarebbe un caso. Secondo gli scienziati della NASA, alla ‘pulizia’ dell’aria potrebbe aver concorso in maniera rilevante il rallentamento delle attività economiche provocato dal Coronavirus.

RIDUZIONE INQUINAMENTO IN CINA E LOMBARDIA: UNICO EFFETTO ‘POSITIVO’ DEL CORONAVIRUS.

La notizia della riduzione dell’inquinamento in Cina  ha assunto da noi una certa importanza quando a metà della scorsa settimana l’ARPA Lombardia, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ha diffuso i dati sulla qualità dell’aria nella regione. Evidenziando, in particolare nella giornata di mercoledì 26 febbraio ma anche in quelle successive, una consistente riduzione delle concentrazioni medie giornaliere di PM10.

I valori dei PM10 sono risultati inferiori a 50 µg/m3 in gran parte delle stazioni lombarde, con generale rientro delle medie provinciali di PM10 sotto al limite di legge in tutte le province. Insomma l’aria è improvvisamente migliorata in Lombardia e molti, sulla base del precedente cinese, e visto che le restrizioni decise dal Governo italiano per frenare il diffondersi del Coronavirus sono entrate in vigore all’inizio della settimana, hanno fatto due conti attribuendo (almeno in parte) alle azioni di contrasto al Covid-19 l’evidente calo di polveri sottili.

Digitalizzazione: Meno auto più salute?

In effetti la chiusura totale o parziale in Lombardia, sia nella zona rossa che in quella gialla, di uffici, bar, scuole, cinema, teatri, musei, centri sportivi e spazi d’aggregazione, più al crollo degli arrivi turistici, potrebbe aver portato a una riduzione delle emissioni inquinanti. Si pensi per esempio alle tante persone che invece di recarsi al lavoro in auto stanno lavorando da casa sfruttando lo smart working. 

RIDUZIONE INQUINAMENTO IN LOMBARDIA ‘GRAZIE’ AL CORONAVIRUS? FORSE NON È COSÌ

I livelli di PM10 non salgono solo per le emissioni inquinanti delle auto. Ma anche, se non soprattutto, a causa degli impianti di riscaldamento domestici. In seconda analisi, i dati ARPA Lombardia relativi alla prima settimana in cui sono state messe in atto le misure di contrasto al Coronavirs, hanno evidenziato valori contrastanti. Per esempio martedì 25 febbraio, con le restrizioni già in vigore, le concentrazioni di PM10 sono rimaste ben sopra ai limiti in buona parte delle stazioni di rilevamento, comprese quelle dentro la zona rossa. Confutando quindi tutte le teorie sull’incidenza delle misure anti-Coronavirus. È probabile infatti che il deciso miglioramento da mercoledì 26 sia stato più il frutto dei forti venti in arrivo da nord, che hanno spazzato l’aria dallo smog su Milano e la Lombardia.

COME LEGGERE I NUMERI DI ARPA

dati sulla qualità dell’aria disponibili sul sito di ARPA (e dal quale abbiamo tratto i due grafici presenti nell’articolo) sono frutto di una valutazione prodotta con strumenti modellistici e misure della rete, da considerarsi provvisoria fino alla validazione definitiva degli stessi dati. In particolare, i dati relativi agli ultimi 3/6 mesi (dati realtime) contengono ancora valori incerti che possono subire modifiche da parte degli operatori delle reti. Il processo di validazione dei dati prevede una fase di valutazione finale che si conclude entro il 30 marzo dell’anno successivo a quello di misura. Pertanto, precedentemente a tale data, i dati devono considerarsi non definitivi. Non significa che sono inattendibili ma vanno semplicemente presi con le pinze e considerati come delle semplici stime.


Alcuni “espertoni” dichiarano su vari organi di stampa istituzionali:



Informazioni utili in più:

Cose sono i PM10?

La sigla PM10 (Particulate Matter o Materia Particolata, cioè in piccolissime particelle) identifica una delle numerose frazioni in cui viene classificato il particolato. Si tratta di materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, che raccolto con un sistema stabilito dalla norma UNI EN 12341:2014 è pari al al 50% per il diametro aerodinamico di 10 µm (corrispondente al diametro di una sferetta di densità uguale a 1 g/cm³ che cade nell’aria con la stessa velocità della particella considerata). Circa il 60% dei PM10 è composto da particelle più piccole, dette PM2,5, le quali sono capaci di raggiungere in 30 giorni le porzioni alveolari dei polmoni.

È costituito da polverefumo, microgocce di sostanze liquide denominato in gergo tecnico aerosol: esso, infatti, è un insieme di particolati, ovvero particelle solide e liquide disperse nell’aria con dimensioni relativamente piccole. Queste particelle presenti nell’atmosfera sono indicate con molti nomi comuni: polvere, fuliggine e caligine per quelle solide e nebbia per quelle liquide.

Le principali fonti di PM10 sono:

  • Sorgenti legate all’attività umana: processi di combustione (tra cui quelli che avvengono nei motori a scoppio, negli impianti di riscaldamento, in molte attività industriali, negli inceneritori e nelle centrali termoelettriche), usura di pneumatici, freni ed asfalto. Uno studio sull’inquinamento da PM10 in Lombardia, regione in cui frequentemente viene superata in molte aree la soglia massima ammessa di PM10, ha rivelato che la maggior causa della origine e dispersione di queste particelle è data dalla “combustione di biomasse legnose” (quindi stufa a pellets o legna) che contribuiscono per il 45% alle polveri sottili diffuse nell’aria, i motori diesel contribuiscono per il 14% e un altro 13% è dato da particelle che si staccano dalle pastiglie dei freni e dagli pneumatici.
  • Sorgenti naturali: l’erosione del suolo, gli incendi boschivi, le eruzioni vulcaniche, la dispersione di pollini, il sale marino.

I paesi UE utilizzano una classificazione in 13 aree per indicare le fonti del particolato. Secondo l’agenzia europea dell’ambiente, la combustione per riscaldamento degli edifici risulta essere la principale fonte di PM10 e PM2,5, in aumento nel periodo 2003–2015 e pari al triplo dei trasporti.

Inoltre, una parte rilevante del PM10 presente in atmosfera deriva dalla trasformazione in particelle liquide o solide di alcuni gas (composti dell’azoto e dello zolfo) emessi da attività umane. Il particolato che si forma in atmosfera prende il nome di particolato secondario, mentre quello che viene direttamente emesso in forma solida e/o liquida si definisce primario. Nelle aree urbane il traffico veicolare è una fonte importante di PM10. Secondo l’annuario ISPRA(Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) oltre il 38% delle stazioni di rilevamento registra superamenti dei limiti di qualità dell’aria per le PM10 Uno studio del 2007 stimava il contributo a circa il 29%.

Impatto sulla salute

Secondo ricerche sperimentali su pazienti di città USA e a Milano: il particolato riduce l’aspettativa di vita di 1-2 anni e in particolare di 0,77 anni ogni 10 µg/m³ di PM2,5; il PM10 aumenta l’asma tutto l’anno e le bronchiti in inverno (a causa degli idrocarburi policiclici aromatici); il PM2,5 è un probabile fattore di rischio per l’insorgenza di tumori.

Tipologia di particolato

La nocività delle polveri sottili dipende dalle loro dimensioni e dalla loro capacità di raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio:

Infatti le particelle di maggiori dimensioni non rappresentano un grave problema per la salute per due motivi: il primo è che, data la velocità con cui sedimentano, il tempo di esposizione è assai ridotto, e il secondo è che le particelle più grosse vengono efficacemente filtrate dal naso mentre quelle più piccole (come nel caso del PM1) possono persino raggiungere gli alveoli polmonari.

Dipende inoltre dalla loro natura chimica. In genere, le patologie legate all’inquinamento da polveri sottili sono riconosciute essere l’asma, le affezioni cardio-polmonari e la diminuzione delle funzionalità polmonari. La mortalità indotta dalle polveri sottili è oggetto di dibattito.

Stima dei morti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, basandosi su dati raccolti nel 2008, ha stimato che le polveri sottili siano responsabili di circa 2 milioni di decessi nel mondo all’anno. Le polveri sottili causano 22000-52000 morti all’anno negli USA (dati del 2000) e in Europa contribuiscono a circa 370 000 morti premature (dati 2005) o circa 400 000 (secondo dati più recenti).

Uno studio del 2013, svolto su 300.000 persone e pubblicato su Lancet Oncology, mostra che per ogni incremento di 5 µg/m³ di PM 2,5 nell’aria, il rischio relativo di ammalarsi di tumore al polmone aumenta del 18%, mentre cresce del 22% a ogni aumento di 10 µg/m³ di PM 10.

Nell’ottobre 2013 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha inserito l’inquinamento ambientale e le polveri sottili nel gruppo 1, cioè fra i cancerogeni per l’uomo.

Secondo le linee guida dell’OMS del 2005 sulla qualità dell’aria, riducendo i PM 10 da 70 a 20 µg/m³, si potrebbe ridurre la mortalità nelle città inquinate del 15% all’anno

Stima dei decessi per tumori maligni della laringe, della trachea, dei bronchi e dei polmoni nel triennio 2006, 2007 e 2008 in alcune città italiane (dati ISPRA e OMS) elaborati da Nomisma; i dati sono stati ampiamente anche se parzialmente pubblicati da Ansa e dalla stampa nazionale e locale, discussi anche alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica italiana.

Limiti di legge

La riduzione del particolato è da decenni un obiettivo della politica europea e mondiale. Fra il 1990 e il 2010, l’emissione totale annua di PM10 e PM2,5 in Europa è diminuita di circa il 25 %, da quasi 3 milioni di tonnellate annue a circa 2. Risulta però una grande variabilità fra paesi, per esempio il PM2,5 è sceso del 90 % in Repubblica Ceca ma salito del 120 % in Finlandia. Nel 2013, la Commissione ha dichiarato l’intenzione di ridurre le emissioni (l’impatto) di PM2,5 del 50 % entro il 2030.

I limiti per la concentrazione delle PM10 nell’aria sono così stabiliti:

Valore massimo per la media annuale40 µg/m³
Valore massimo giornaliero (24 ore)50 µg/m³
Numero massimo di superamenti consentiti in un anno35

I limiti annuali risultano spesso violati dalle grandi città in Italia, specie al Nord e al Sud, nonché in alcune aree di Francia, Spagna, Polonia e Bulgaria (dati 2012 pubblicati nel 2014 dall’Agenzia europea dell’ambiente).I limiti giornalieri sono superati in larga parte d’Europa.

La Commissione europea sollecita i paesi a rispettare i valori limite di qualità dell’aria dell’UE per il particolato e ricorre contro tali stati alla Corte di giustizia.

Il rilevamento inquinanti è disciplinato dal documento: APAT Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici, Linee guida per la predisposizione delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria in Italia.

Prevenzione per coloro che vivono in aree inquinate

Particolare attenzione è richiesta per anziani, malati cardiocircolatori e polmonari, neonati e bambini (specie con crisi bronchiali, tosse e catarro).

Misurazioni sul campo a Roma e Milano mostrano che c’è grande variabilità nell’esposizione al particolato a seconda del percorso seguito in città, mentre il mezzo di trasporto scelto influisce meno (l’esposizione massima può avvenire in auto, moto o mezzi pubblici a seconda dei casi, perché immersi nella scia del traffico-strada dove maggiore è la quantità di inquinanti rispetto al marciapiede).

Le informazioni sono state tratte da:

https://it.wikipedia.org/wiki/PM10

https://www.sicurauto.it/news/attualita-e-curiosita/riduzione-inquinamento-cina-e-lombardia-per-coronavirus-abbiamo-indagato/?refresh_ce-cp

https://www.arpalombardia.it/Pages/Aria/Dettaglio-Stazione.aspx?zona=CR&comune=1189&IdStaz=627&isPDV=True

https://www.arpalombardia.it/Pages/Aria/qualita-aria.aspx

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